

... Aveva questo aspetto: era di statura media,
di corporatura delicata, la faccia bella e un poco rossa,
i capelli e la barba leggermente rossi, belli gli occhi.
Dalla sua fronte, e fra le ciglia,
irraggiava un certo splendore,
che attirava tutti a venerarlo e ad amarlo.

Sempre ilare e giocondo,
se non mosso a compassione
per qualche afflizione del prossimo.
Aveva le mani lunghe e belle.
Aveva una grande voce bella e risonante.
Non fu affatto calvo, ma aveva la corona
della rasura del tutto integra,
cosparsa di pochi capelli bianchi.
Vi era in lui qualcosa di più splendente e meraviglioso ...la perfezione
morale dei suoi costumi, lo slancio di fervore divino...
Aveva una volontà. ferma e sempre lineare, eccetto quando si lasciava
prendere dalla compassione e dalla misericordia...
L'equilibrio sereno del suo interno si manifestava al di fuori nella bontà e
gaiezza del volto... lo splendore del suo viso non veniva offuscato dalle
cose terrene .
... Egli s'attirava facilmente l'amore di tutti; senza diffi¬coltà, appena
lo conoscevano, tutti cominciavano a volergli bene.
Dovunque si trovasse... con tutti usava parole di edi¬ficazione... Ovunque
si manifestava come un uomo evan¬gelico, nelle parole come nelle opere.
Durante il giorno, nessuno più di lui si mostrava socievole..., nessuno era
più gioviale. Viceversa, di notte, nessuno era più di lui assiduo nel
vegliare in preghiera... il giorno lo dedicava al prossimo, la notte a
Dio...
Accoglieva tutti gli uomini nell'ampio seno della sua carità; e, perché
tutti amava, da tutti era riamato...
Questo inoltre lo rendeva a tutti carissimo: la semplicità del suo agire.
Mai alcun segno di doppiezza o di finzione fu riscontrato nelle sue parole o
nelle sue azioni.
Vero amante della povertà, usava vestiti di poco valore.
Nel mangiare e nel bere la sua temperanza era rigorosa...
Aveva un dominio assoluto sulla sua carne...
Chi sarà mai capace di imitare la virtù di quest'uomo?
Possiamo ammirarlo e misurare dal suo esempio la pigrizia del nostro
tempo...
(B. Giordano di Sassonia, Libellus, nn. 103-109).

Tutti i testimoni della vita di San Domenico hanno rilevato in lui un
duplice orientamento nella sua attività: sempre rivolto verso le realtà
interiori e divine, sempre rivolto verso il prossimo. Nessuno l’ha espresso
meglio come Giordano di Sassonia che diceva di lui: “Domenico accoglieva
tutti gli uomini nel ampio seno della sua carità” (Libellus 107). Durante il
giorno nessuno più di lui, si mostrava socievole con i frati o con i
compagni di viaggio, nessuno era con loro più allegro di lui (Libellus 105).Faceva
suo quel motto: gioire con chi gioisce, piangere con chi piange. Traboccante
com’era di pietà, si spendeva tutto per aiutare il prossimo e sollevare le
miserie. (Libellus, 107) Di notte, nessuno era più di lui assiduo nel
vegliare in preghiera...Il giorno lo dedicava al prossimo, la notte a Dio (Libellus
104).
La ricerca incessante di Dio
Una preghiera incessante. - Quando si rileggono le fonti primitive della
storia di San Domenico, l'immagine che si impone principalmente è quella di
un uomo di preghiera intensa e incessante. Egli prega dappertutto. Fa
silenzio quando cammina. Mentre cammina se è in prossimità di qualche
monastero e se sente suonare la campana che raduna i monaci per l’ufficio;
egli si unisce a loro per pregare. Evidentemente egli prega prima di tutto
in convento, durante la messa dove il clero lo vede commuoversi e piangere;
durante l’ufficio divino, nelle veglie mattutine, anche in refettorio mentre
prende i suoi pasti.Ma è soprattutto nella solitudine notturna della
cappella dove lui si abbandona pienamente alla sua vocazione di uomo orante.
Qui, Domenico vi passa notti intere, al punto che a Bologna, non si conosce
la sua cella o il suo letto personale. La lampada che nel santuario vacilla
permette al giovane frate che la scorge di edificarsi, di seguire tutte le
fasi della sua preghiera. Uomo del meridione, Domenico accompagna la sua
preghiera con i gesti del suo corpo, come dei suoi gemiti profondi. Vinto
dal sonno, egli pone il suo capo sulla predella dell’altare. Poi comincia la
sua preghiera.
In colloquio con il Salvatore
In effetti questo preghiera è un colloquio appena interrotto con il Maestro.
“Andiamo, dice ai suoi compagni, sulla strada pensiamo al nostro salvatore”.
C’è una ragione dietro alla pittura di fra Angelico che raffigura Domenico
che abbraccia la Croce...esprime la volontà di non separare mai il suo
destino da quello del maestro crocifisso.Egli approfondisce il suo incontro
con il Salvatore tramite la Sacra Scrittura, il Vangelo di Matteo e le
lettere Paoline che porta sempre con se, anche se li conosce a memoria. Non
si tratta di una lettura spirituale qualunque. Egli vuole costantemente
leggere, colloquiare, parlare di Dio o pregare (Processo di Bologna, n.29).
Egli sa che i suoi studenti studiano la Sacra Pagina e dagli inizi
dell’Ordine, li invia all’Università di Parigi..La sua grande familiarità
con la s. Scrittura è tanto grande, così diretto il confronto con le persone
evangeliche che egli stesso in pieno vangelo. Vir evangelicus dirà di lui il
Beato Giordano. Come gli Apostoli, i predicatori che vivono lo spirito delle
prime comunità apostoliche, devono liberarsi di ogni bisogno per consacrarsi
alla preghiera e alla predicazione. Come gli Apostoli essi si recano insieme
al Tempio durante le ore di preghiera e rendono al padre, al centro e nel
nome della Chiesa, l’adorazione, lo lode, l’azione di grazia. Ma soprattutto
essi intercedono.
La preghiera di intercessione
Questa è la nota caratteristica della preghiera di San Domenico, già fin dai
tempi di Osma. Quando egli prega solo, durante le sue interminabili veglie,
egli non si separa mai dagli uomini. Il dialogo con il Cristo ha sempre
un’orizzonte: le anime per le quali Cristo ha dato la sua vita. Gli smarriti
sono l’oggetto privilegiato della sua preghiera. Durante la notte, il suo
grido a momenti giunge fino ai dormitori e svegli i frati e qualcuno di loro
incomincia a piangere. Signore, ripete sovente Domenico, cosa ne sarà dei
peccatori (Processo di Tolosa, n. 18).
L’ambizione della salvezza di tutti
L’incontro con il suo prossimo
Un’altra immagine che si sovrappone alla prima è quella di Domenico che va
alla ricerca del suo prossimo. Non dobbiamo immaginarlo, a causa delle sue
lunghe veglie oranti e penitenti, come un eremita o un solitario abituato
più alla società degli animali e delle rocce più che agli uomini.
Al contrario, nessuno più di lui ha gusto per la società fraterna. Egli ama
incontrare i suoi compagni, i suoi fratelli, i vicini ai quali egli mendica
il pane per la comunità, i pellegrini, i malati, le comunità o le folle alle
quali egli predica il messaggio della Parola di Dio.
Con ciascuno egli si sente a proprio agio e trova sempre la parola che
bisogna dire. Di lui si ama la sua apertura, la semplicità dei suoi
atteggiamenti. Il suo volto normalmente sempre sereno è pronto a commuoversi
alla vista della miseria umana.
La sua misericordia
Non è prima ti tutto misericordioso colui che giovane studente, durante la
grande carestia del 1195-1198 vendette i suoi libri e anche la sua Bibbia di
pergamena — tesoro della sua vita di studio — per costituire una casa di
accoglienza? Che ha voluto vendersi come schiavo per riscattare un cristiano
caduto in mano ai Saraceni...?
Ma più grande è la sua compassione spirituale.
Il solo pensiero che ci possano essere uomini e donne che rischiamo la
dannazione eterna a causa del loro peccato, del loro scisma o della loro
eresia, non lo lascia tranquillo. C’era nel suo cuore, ci dice Giordano,
un’ambizione sorprendente e quasi incredibile per la salvezza di tutti gli
uomini” (Libellus 34). Egli vorrebbe dare di più della sua vita per poter
salvare il suo prossimo. La sua ambizione giunge al desiderio del martirio,
e, con la sua immaginazione medioevale, non esita a rappresentarsi
concretamente la forma del suo corpo amputato lentamente, agonizzante in un
bagno di sangue. La morte in croce non è il punto di partenza della
salvezza?
Un uomo di dialogo
Domenico è uomo di dialogo e di comunicazione spirituale. Nulla è più
doloroso per lui, restare estraneo, a coloro che incontra per la strada. Ma
non sopporta assolutamente il disaccordo umano che nasce dalla diversità di
speranza e di credenze. Egli cerca il contatto, vuole sormontare le
diversità, desidera ritrovare la comunione profonda che deve esistere in
tutti gli uomini chiamati alla salvezza.
Si raggiunge qui, la fonte del suo ardore che gli fa cercare l’anima del suo
prossimo: il desiderio appassionato della salvezza degli uomini e quindi,
l’amore di Cristo.
Così Domenico cerca, al di la delle parole, il contatto del cuore e delle
ispirazioni fondamentali della vita dove si gioca il destino dell’uomo.
“Andate come uomini che cercano la loro salvezza e quella del prossimo” (1Pt
3,15 e Prime Costituzioni II, 31,7) dà come parola d’ordine ai suoi frati.
Di passaggio a Tolosa, ospite di una locanda, parla con l’albergatore e non
tarda a scoprire in lui un eretico. Tutta la notte discute, lo chiama, lo
converte.
L’imitazione perfetta degli apostoli
E’ ancora la sua volontà di andare sempre più lontano possibile all’incontro
dei suoi interlocutori, che deve sperimentare fin dall’inizio del suo
ministero di salvezza il tipo di imitazione degli apostoli...Non si tratta
più, come ad Osma, di rinnovare l’unanimità fraterna, la povertà comunitaria
e la preghiera degli apostoli al tempio e nel cenacolo, ma di seguirli
andando a piedi, a due a due, senza oro né argento, senza nessuna sicurezza
che l’ospitalità e l’elemosina quotidiana della Provvidenza; inviati dal
Cristo ad annunciare il vangelo del regno di Dio. A partire dal 1206,
Domenico, adotta definitivamente, e con tutto il suo essere, questo modo di
imitare “in tutto la forma di vita degli apostoli” e che più tardi metterà
al centro dell’ispirazione del suo Ordine.
Un consolatore
Domenico non si accontenta di raggiungere o di convertire: egli nutre ed
eleva. E’ questo quello che volevano dire coloro che avevano vissuto con lui
quando lo chiamavano con insistenza e giustamente, un grande consolatore...Consolare
per Domenico é esaltare le forze interiori rendendo a ciascuno il senso
delle proprie responsabilità, soprattutto rianimando, mediante la
presentazione della verità, la coscienza delle realtà divine. Per questo
egli può essere molto esigente. Non si gioca con l’amore di Dio e con il
proprio destino. I frati raccontano che faceva applicare con rigore la
regola del suo Ordine, ma lo faceva in una maniera tale che nessuno poteva
resistere...
Egli aspettava il tempo per comprendere ed accettare. Egli imponeva allora
la penitenza in maniera penetrante, che la accettavano con slancio, felici
di ritrovare se stessi ritrovando la loro vocazione nel Signore...Alle anime
chiamate a salire più in alto, egli, apre la strada del dono totale
dell’unione divina...
Ma ciò che caratterizza particolarmente l’ambizione per la salvezza delle
anime in San Domenico è la sua «universalità» concepita da tutti i punti di
vista. Egli si fa tutto a tutti: giovani o anziani, uomini o donne,
infedeli, eretici o buoni cristiani, gente del luogo o popoli lontani. Egli
si rivolge a tutte le condizioni: agli studenti, all’usuraio morente, ai
bambini o ai Signori di Segovia che lo ascoltano sul loro cavallo, al card.
Ugolino o alla reclusa...Egli non ha paura di annunciare il Cristo: egli si
sforza di far crescere il Cristo, secondo la misura di ciascuno.
Ma se il suo ministero è universale nei suoi destinatari e nel suo fine
immediato, il suo mezzo d’azione è preciso: non è l’azione pastorale, è la
predicazione. Egli riconduce, egli unisce a Dio coloro che evangelizza.
Volontà di comunione fraterna
Autorità e comunità
Questa attenzione a far sgorgare dall’uomo il migliore di se stesso, ci
conduce a considerare un altro tratto dello spirito di san Domenico: la sua
volontà di comunione fraterna...Nelle questioni di legislazione o di
controllo, egli si mette da parte di fronte alla comunità fraterna. La
fraternità dei predicatori, clericale e comunitaria, rimonta a sant’Agostino;
essa è molto diversa da quella francescana: laica e penitenziale.
Questo modo di vita si inscrive, fin dalle origini, nello stupendo
equilibrio delle autorità collettive e personali, delle elezioni e delle
conferme che si realizza ad ogni stadio di istituzioni nell’Ordine dei
Predicatori. Ma questo dato istituzionale è esso stesso il frutto
dell’attaccamento riflettuto di San Domenico alla collegialità degli
apostoli; dalla sua fiducia spontanea nei confronti della comunità dei suoi
fratelli; della sua preoccupazione di dare a ciascuno il massimo
d’iniziativa e di impegno verso l’opera comune; dalla sua gioia evidente —
particolarmente splendente nei suoi ultimi giorni della sua vita nel
convento di Bologna — di vivere, di pregare, di predicare, un giorno di
morire in mezzo a dei fratelli, e anche di essere “sepolto sotto i loro
piedi”.
Domenico si è sforzato di inscrivere nelle prime costituzioni che egli
chiamava “la sua regola”, dopo averla vissuta lui stesso, l’idea che egli si
faceva della vita degli apostoli sui passi del loro maestro.
I valori che il patriarca ci ha trasmesso mediante il suo spirito e mediante
la fondazione dell’Ordine sono profondamente apostolici: la ricerca
incessante di Dio, l’ambizione della salvezza di tutti gli uomini,
l’abbandono alla provvidenza mediante la povertà, l’umiltà, l’unanimità
fraterna, lo spirito collegiale, etc...,
Noi non possiamo, realizzare un rinnovamento efficace e duraturo
nell’Ordine, se non noi mettiamo in pratica questi valori, oggi più che mai.
(tratto da Marie-Humbert Vicaire O.P., Dominiques et ses Prêcheurs, Fribourg
1997 - pp. 157-169)

Era un uomo che piangeva molto.
Si vedeva scintillare nelle sue lacrime
un amore teneramente umano. Umano perché divino.
E divino perché sgorgato dalla preghiera e dall’angoscia
della verità:“Signore, che ne sarà dei peccatori?”
Restò ad aspettare solo, in una regione che rifiutava di convertirsi,
continuando solo, per anni di delusione,
un compito che pareva ben iniziato.
La Parola di Dio lo bruciava,
divorante come un fuoco e vasta come l’abisso;
e bandiva il timore e la consolazione.
Parola mormorata in silenzio eppure risonante
fino a riempire la notte di dolenti suppliche.
Domenico era là.
Firma appena leggibile sulle pergamene della storia;
traccia un sorriso attardato sulle vigne
dove si cercava di ucciderlo;
desiderio di morire che uccideva la morte.
Non ha istituito un Ordine,
che lo ha piuttosto intimato:
gli amici, loro malgrado, finirono per unirsi con lui.
E diede loro un Ordine da istituire.
I suoi occhi, molli dal pianto della verità, vedevano la Verità.
E la Verità, sempre anelante di debolezza e di carne,
non esitò di vestire anche le sue delusioni
per l’indifferenza e le imperfezioni degli uomini..
La fede di Dio nell’uomo, se erompe,
rende vero un uomo.
Allora il cuore si accorda al battito di Dio;
lo spirito alla verità e la bocca al Vangelo,
offrendo a Dio la sostanza dell’uomo
Domenico era quest’uomo.
Messaggero dell’amore di Dio, portatore
di sofferenza e di speranza immensa
Uragano e rifugio,
versava torrenti di pace, nelle strettoie
delle mezze verità ovattate
delle convenienze mollicce e degli ardori spenti.
Chi giaceva da tempo nelle tenebre di sempre
vedeva la possibile intrusione del giorno...
(...)
Tale fu Domenico
Nessuno sfoggio di pietà bizzarra,
semplice umanità.
Troppo semplice per gli agiografi
e per i cronisti dal lungo sapere.
Così semplice da non nascondere
la rugiada della luce divina.