Congregazione Suore Domenicane

Istituto S. Vincenzo

Spiritualita'

L'eredita' che ci e' stata lasciata

amore all'eucarestia

Il "termine" che designa e caratterizza la nostra famiglia religiosa è: "Suore domenicane del Santissimo Sacramento".

L'Eucarestia è all'origine della nostra fondazione e la finalità della nostra attività: "...l'impegno di apostolato è incentrato sul mistero dell' Eucarestia e sull'irradiazione della Carità" che ne è sicuramente l'espressione più chiara (LCC.1).

E' questa l'eredità che a noi suore è stata lasciata dal nostro fondatore P. Antonio Palladino e, con lui, dalla nostra fondatrice, Madre Tarcisia Vasciaveo.

Fu proprio l'Eucarestia che legò per sempre insieme, in mirabile simbiosi spirituale, queste due grandi anime adoranti di cui Dio si è servito: del primo per iniziare la fondazione e della seconda per proseguire e assicurare lo sviluppo della nostra Congregazione con tutte le sue attività operative.

Questa "opera", possiamo pensare, non poteva nascere e svilupparsi, né potrà mantenersi in futuro senza un vero amore a Cristo nascosto nel Tabernacolo che insegna alla fatica, al sacrificio, meglio alla donazione totale di sé. Non senza motivo il P. Palladino volle delle anime vittime, a fondamento della sua opera, che avessero come unico loro sostegno l'adorazione eucaristica.

Egli stesso era più che esercitato in questo genere di preghiera e trascorreva lunghe ore, anche della notte, dinanzi al Tabernacolo, come possiamo leggere nelle testimonianze di numerose persone delle quali alcune ancora viventi.

Uguale fervore eucaristico si riscontrò nella Madre Trarcisia e tanto profondo da far pensare ad una speciale missione, ricevuta dal Signore per l'apostolato eucaristico.

Non si stancava mai di raccomandare particolarmente alle suore l'amore a Gesù Eucarestia fino a desiderare il martirio per la diffusione della fede. Sul letto di morte, al termine della sua breve vita (1896-1941), caratterizzata dalla sofferenza direttamente proporzionata al suo grande amore per la Vittima eucaristica, poté confessare alle sue figlie: <<Sono contenta di poter offrire il sacrificio della mia vita per voi!>>. E poi, dopo aver fatto appello alla misericordia di Dio promise: <<Me ne vado al Cielo... quello che non ho saputo fare, di lassù, con l'aiuto di Dio, potrò meglio ottenervelo... non abbandonate mai l'orazione, pregate, pregate sempre!>>.

In questa scena, facile a ricostruire, potremo ritrovare qualcosa di anticamente familiare ad ogni anima domenicana. Ci sembra riascoltare le stesse parole di S. Domenico che tutti i domenicani (frati, suore, laici) usano cantare: <<Adempi, o Padre, ciò che hai detto, che ci avresti aiutato con le tue preghiere>>.

Siamo convinte che il vasto, aperto campo delle opere assistenziali e pastorali, che ci sono affidate, darà sicuramente frutti abbondanti se continueremo a distinguerci per l'amore verso l'Eucarestia.

Il SS.mo Sacramento diviene perciò il naturale Centro di convergenza per le lunghe ore di adorazione delle Suore che da quel Centro vogliono partire per prolungare nel tempo e per irradiare nei luoghi, anche delle missioni, "la carità della verità di Cristo".

La spiritualità eucaristica domenicana

Tra le molteplici testimonianze, a conferma del culto solenne che l'Ordine ha sempre tributato all'Eucarestia, valga ciò che Papa Gregorio XIII°, nell'Enc. "Cum Interdum", dell 11 maggio 1573, scriveva: <<...il carisma di questo Ordine ebbe sempre una particolare devozione verso la SS.ma Eucarestia>>.

E' innegabile, infatti, che la spiritualità domenicana trovi la sua sorgente e la sua vitalità nella SS.ma Eucarestia. Nel giardino gusmano, cioé nell'Ordine dei Predicatori, si è avuta una continua fioritura di istituzioni e di grandi santi, cominciando dallo stesso fondatore San Domenico, che possiamo definire "eucaristici".

Ancora oggi nella liturgia hanno posto di rilievo le composizioni eucaristiche di S. Tommaso d'Aquino (+1274); possiamo leggere i bellissimi discorsi di S. Alberto Magno. Grandi santi dell'Eucarestia furono pure San Pietro martire di Verona (+1252); S. Giacinto di Polonia (+1257); S. Agnese di Montepulciano (+1317); S.Caterina da Siena (+1380), che si nutriva della sola Eucarestia; S. Vincenzo Ferreri (+1419); S. Antonio di Firenze (+1459); S. Giovanni di Colonia (+1572); S. Caterina de' Ricci di Prato (+1589); S. Rosa da Lima (+1617). Domenicana fu pure la Beata Imelda Lambertini (+1333) che è la protettrice di chi si accosta per la prima volta alla Comunione eucaristica.

Ai domenicani viene attribuito l'istituzione della prima " Confraternita del SS.mo Sacramento", approvata da Papa Paolo III°, il 30 XI 1539, ad opera di Tommaso Stella (+1566) nel Convento di S. Maria sopra Minerva di Roma; come pure il pio esercizio delle "Quarantore", ad opera di P. Ambrogio Salvio, domenicano da Bagnoli, secondo un manoscritto del 1615 dell'oratoriano P. Antonio Talpa.

Anche il primo Istituto delle Adoratrici Perpetue è attribuito al domenicano P. Lequieu, che lo fondò a Marsiglia nel 1634.

Il "senso eucaristico" della vita domenicana è originato dalla convinzione che, come spiega S. Tommaso, è Cristo nostra vita, dato che lo stesso principio della nostra vita è operazione di Cristo (S. TH., super Ep. ad Philip. 1,3). Infatti: <<è Dio che opera in noi il volere e il fare, conformemente al suo beneplacito>> (Fil. II, 13).

A queste fonti di spiritualità eucaristica, mossi da forza interiore, hanno attinto Don Palladino e M. Tarcisia come testimoniano sia le lunghe ore di adorazione, sia le loro numerose iniziative per l'incremento del culto eucaristico: spiritualità che è confidenza assoluta nell'efficacia della grazia, meritataci da Cristo, nella nostra unione con Lui. Quanto amore verso l'Eucarestia!

Sacrificio e laboriosità, preghiera e servizio, adorazioni prolungate e tanti rosari operavano anche allora questi miracoli. L'amore può tutto; l'amore vince...

Tra i numerosissimi santi e beati martiri della Famiglia domenicana, risalta un gruppo di 16 martiri del Giappone tutti collegati a diverso titolo con l'Ordine domenicano.

Morirono sulla collina di Nishizaka, a Nagasaki, dove già erano stati crocifissi nel 1597 i 26 protomartiri del Giappone, e molti dei 205 beati uccisi tra il 1617 e il 1632.

Il gruppo dei 16 su nominati furono martirizzati tra il 1633 e il 1637: nove erano sacerdoti, due cooperatori, due terziarie e tre laici.

Beatificati a Manila il 18 febbraio 1981, furono canonizzati, da Giovanni Paolo II, il 18 ottobre 1987 a Roma. 

La spiritualità eucaristica nella nostra Congregazione

Ci siamo domandate perché don Palladino, l'ideatore, e madre Tarcisia, la realizzatrice della nostra Congregazione, ci hanno voluto "caratterizzare" con il carisma particolare che s'ispira direttamente al SS.mo Sacramento e all'Ordine dei Predicatori. Noi siamo, infatti: "Suore Domenicane del SS.mo Sacramento". Nel nome che ci "delinea" ci riferisce all'Ordine domenicano e all'Eucarestia. (cf. Dir. nn. 4 e 6).

La risposta puoi averla pensando non solo all'ambiente sociale e al periodo storico in cui sono vissuti i nostri "fondatori", ma anche alla loro stessa vita tutta improntata all'amore verso la "Madonna del Buon Consiglio" e all'adorazione di "Gesù Eucarestia".

I motivi che li hanno orientati all'Eucarestia e alla Spiritualità domenicana, che è eucaristica e mariana, sono tanti.

Per quanto riguarda P. Palladino un motivo lo possiamo riscoprire nella tenera affezione e stima che ha avuto verso i Papi del suo tempo e particolarmente S. Pio X che promosse nella chiesa un vasto movimento eucaristico a cui egli aderì pienamente e con slancio.

Anche il fatto di essere stato nominato primo parroco della nuova parrocchia San Domenico può aver orientato don Palladino a far propria la spiritualità domenicana; ma certamente una formazione spirituale tutta domenicana Egli deve averla assimilatata proprio studiando la teologia di S. Tommaso d'Aquino nei suoi lunghi anni di studio all'Apollinare di Roma, dove si laureò.

E Madre Tarcisia, possiamo facilmente pensare, ha ereditato quel carisma eucaristico nella direzione spirituale ricevuta dallo stesso don Antonio e tutti e due, poi, seppero santamente contaggiare con esso i fedeli tutti. Quante iniziative e associazioni sorsero allora! L'intezione era di fa sì che Gesù Eucarestia diventasse il "Cuore" della Comunità parrocchiale... e di ongi anima.

La prima istituzione fu "L'Aggregazione del SS.mo Sacramento "; poi "I Paggi del Sacramento" seguito dalle "Guardie d'Onore", "Le anime Vittime" e altre.

In fine, sempre per incrementare il culto eucaristico, la nostra Congregazione.

Quanto è prezioso per noi il nome che abbiamo ereditato: "Domenicane del SS.mo Sacramento"!

Esso ti rivela:

1. "la roccia di santità dalla quale siamo state tratte": quali carismi non dovevano avere don Palladino e madre Tarcisia, pregando e sacrificandosi continuamente, per istituire la nostra Famiglia!

2. quale zelo deve accompagnare la nostra vita; quale spirito deve vivificare le nostre anime; quale la nostra ispirazione!

3. la finalità che dobbiamo avere sempre dinanzi nella nostra vita comunitaria e in tutte le opere che portiamo avanti!

4. quale è la Luce folgorante, quella Eucaristica, che irradia sul nostro cammino verso la perfezione... e dà tono speciale alle nostre opere (Dir. n. 7)!

5. quanta riverenza e riconoscenza a Maria che ci ha dato, quale nostro vero "Pane quotidiano", Colui al quale le nostre anime devono anelare!

Cerignola: Suore domenicane in preghiera.

San Tommaso d'Aquino poeta e cantore <<del corpo glorioso e del prezioso sangue>>

<<La suora... deve testimoniare la "Verità" presente nel SS. Sacramento illustrata e cantata dal grande dottore della Chiesa e figlio di San Domenico, S. Tommaso d'Aquino>> (LCC. n. 4)

Dalle nostre Costituzioni abbiamo questo utile suggerimento o dolce comando: prendere esempio e imitare S. Tommaso nel dire il nostro amore a Gesù Eucarestia.

La nostra spiritualità eucaristica si basa certo sulle Sacre Scritture ma trova dei fulgidi esempi di vita da seguire.

Tra i numerosi esempi che troviamo nell'Ordine domenicano eccelle tra tutti per forza e dottrina S. Tommaso, dottore universale.

S. Tommaso è un "abisso" di scienza e di dottrina che conoscerai sempre più; per adesso vogliamo dirti qualcosa di lui proprio come poeta e cantore dell'Eucarestia.

S. Tommaso è non solo il primo poeta, ma anche il primo importante cantore, insuperato, "del Corpo glorioso e del prezioso Sangue di Cristo".

Egli permane il modello di chi ha voluto cantare l'amore divino nell'Occidente cristiano, al di sopra di ogni divisione confessionale.

Le sue composizioni occupano ancora oggi un posto di rilievo nella liturgia, mentre parti di esse hanno dato luogo a successive elaborazioni fatte da compositori di ogni livello. I concetti espressi da Tommaso trovarono eco in tutta la poetica ispirata al grande mistero dell'amore di Dio per l'umanità.

Leggendoli e cantando questi cantici - alcune di noi li sanno a memoria - scoprirai la ricchezza che contengono e i vantaggi che ci provengono da questo augusto sacramento: Gesù nascente diventa compagno dell'uomo; commensale nell'ultima Cena ne diviene l'alimento; morente sulla croce è il prezzo della nostra salvezza; regnante nei cieli è il premio finale per i giusti.

Come non fare propri gli aneliti di S. Tommaso alla "nascosta divinità" sotto le specie del pane e del vino: la mia mente viva sempre e solo di e per il Signore Gesù, dal cui sangue siamo mondati.

S. Tommaso d'Aquino

S. Tommaso compose 4 grandi inni eucaristici: <<Pange lingua gloriosi corporis mysterium>>, <<Sacris Sollemnlis>>, <<Adoro Te devote>> e <<Verbum supernum prodiens>>, oltre alla sequenza <<Lauda Sion Salvatorem>>.

Secondo la tradizione egli è anche l'autore dell'ufficiatura per la festa del "Corpus Domini".

Testo ricchissimo...!

Quale grande pensatore egli è stato uno dei primi a tradurre in similitudini letterarie ed artistiche il mistero apparentemente antirazionale dell'Eucarestia.

Tommaso, razionale per eccellenza, celebrò qui invece il grande amore di Dio per l'uomo. Ciò che era ed è contrario alla logica dei sensi, viene cantato da "un cuore sincero", sostenuto dalla sola fede.

L'Eucarestia e la Madonna nella nostra vita

Nel 1927, in occasione del Congresso Eucaristico Nazionale di Bologna, il Papa Pio XI° concedeva l'indulgenza plenaria a chi recita il S. Rosario dinanzi al SS.mo Sacramento.

Paolo VI, nella Marialis Cultus del 1976, chiama i "figli di S. Domenico" <<custodi e propagatori del S. Rosario>>.

Agli inizi del nostro secolo XX° come alla fine, viene confermata così una tradizione che riconosce i domenicani cultori ufficiali delle "mistiche Rose" di Maria.

In queste espressioni emblematiche che abbiamo riportato, troviamo non solo l'incoraggiamento a continuare la missione di propagare il Rosario, la regina delle devozioni mariane, ma anche la conferma ai domenicani del titolo di "Ordine Eucaristico".

"Un ideale così sublime richiede da parte delle suore un costante impegno per... alimentare una ardente devozione verso l'Eucarestia e filiale abbandono nella protezione della Madonna. (Cost. 24, c).

Le suore imparino a contemplare i suoi esempi nei misteri del Rosario e a riviverli... (Cost. 59).

Due devozioni ma un unico carisma.

Facciamo nostra l'espressione che mon. Bougand riporta nella "Vita di Santa Margherita Alacoque" da lui scritta: <<L'Ordine del Rosario è altersì l'Ordine della SS.ma Eucarestia>>.

Felice detto che l'identità della nostra Congregazione rispecchia mirabilmente non solo per il "nome" che portiamo ma anche per il nostro stile di vita: entrambi unificano l'elemento eucaristico-mariano proprio di tutto l'Ordine domenicano.

Una specifica e più essenziale vocazione, si direbbe la nostra, nella più larga e poliedrica vocazione domenicana. E', infatti, proprio al centro del mistero eucaristico che troviamo l'espressione più genuina del nostro carisma (Dir., 7) e il "segno" della nostra qualifica.

Per questo <<animate e sospinte da speciale devozione al SS.mo Sacramento>> (Dir. 6) orientiamo tutta la nostra esistenza a Lui:

1. partecipando ogni giorno attivamente alla Santa Messa che si completa nella Comunione (LCC., 55).

2. dando luogo spazio all'adorazione riparatrice comunitaria e personale (Ivi, 3, 56)

3. irradiando in tutte le nostre opere pastorali e assistenzili la "dimensione eucaristica" sorgente di carità (Ivi, 3b).

Carisma, dunque, che oltre ad effondere luce ed energia per alimentare la nostra vita personale (LCC., 52, 53) è anche la nostra stessa missione di promozione del culto eucaristico che sentiamo come eredità ricevuta dai "Fondatori, adoratori assidui dell'Eucarestia" (LCC., 53).

Come per S. Domenico <<Cristo Eucarestia era il centro e la misura di tutto, norma del suo agire e regola della sue scelte>> (Acta Bogotà, 1965, p.117), così lo era anche per Don Palladino e per Madre Tarcisia che, ad imitazione di Domenico, trascorrevano molte ore della notte davanti al Tabernacolo, ore di adorazione che oggi, noi, vogliamo prolungare "nel vivo desiderio di Lui, Gesù"! (Oraz., I° settimana di Quaresima).

Roma. Casa Generalizia. Madonna dell'Eucarestia.

Consacrate nell'Eucarestia per la missione.

Proprio <<in considerazione del suo carisma particolare la nostra Congregazione ha come Protettrice la "Madonna del SS.mo Sacramento", perpetua adoratrice dell'Eucarestia, Madre e Patrona di tutti i veri adoratori>> (Dir. 8).

Il naturale connubio, che i domenicani hanno saputo riscoprire da sempre, tra Gesù Eucaristia e Maria e viceversa, per farne il fondamento della loro spiritualità, dice meravigliosamente la nostra identità.

E con Maria, certamente, in una imitazione operosa, che vogliamo dire il nostro amore e saperci in continua adorazione come lo fu Lei "nel Cenacolo" la notte del giovedì santo (Dir. 8).

<<Assimilare lo spirito della Vergine e imitarne lo zelo>> è il nostro intento e ardito proposito (ivi, 8). Poter arrivare come Maria ad essere <<mezzi incomparabili di cui Dio si è servito per presentare Cristo al mondo>> (Pio XII) è la nostra meta più ambita.

<<Maria, ha detto Papa Giovanni Paolo II°, continua ad essere Colei che il Padre ha scelto per donarci Gesù>> (Catechesi, 12.1.2000). Poter essere con Lei per continuare questo gesto di "donatrici di Cristo" è la nostra aspirazione più grande... lo riconosciamo come il dono più sublime della grazia.

A noi, oggi, pellegrini sulla terra, è dato di incontrare Gesù solo nell'Eucarestia. E' attraverso l'Eucarestia che Egli agisce donandoci ogni grazia, per cui è proprio in quanto "sacramentato", cioè offerto, che Egli ci redime.

<<La Carne di Cristo, possiamo ugualmente dire, è vivificante, dà vita, in quanto è immolata: ed é appunto nell'Eucarestia che si trova in stato di immolazione>> (De La Taille, Mysterium Fidei, p.573).

Il Suo "stato di vittima", proprio dell'Eucarestia, desideriamo diventi la nostra stessa vita, come già lo fu per Maria: "una continua offerta, in rendimento di grazie, al Signore", "totalmente a suo servizio", "essenzialmente in funzione di Lui" come ci ha ricordato il Papa (Catechesi, 12 gennaio 2000).

La tradizione della Chiesa ha saputo vedere facilmente questa intima relazione di Maria con Gesù Eucarestia perché <<quello che noi celebriamo viene dalla Vergine>> (S. Ambrogio, De Mysteriis, 1,1,52); perché <<Egli ha preso la sua Carne dalla Carne di Maria e... ci dà quella stessa Carne da mangiare>> (Sant'Agostino, super Ps. 98).

Con una semplice frase lo ha ripetuto il Santo Padre nell'Enciclica "Redemptoris Mater": <<Maria guida i fedeli all'Eucarestia>> (n.4). Non si tratta di guidare esterno a ricevere la comunione ma un "portare" a "diventare anche noi eucarestia".

Lo "stretto e indissolubile vincolo" che lega la Madre di Dio al Cristo per la sua divina Maternità (LG. n.53) e l'influsso di Lei nella nascita e nella crescita in noi della vita divina (Enc. Signum Magnum), per cui "fu per noi Madre nell'ordine della grazia" (LG., n.61) lo vediamo fecondo di grazie per noi e per il nostro apostolato, proprio con e nella Eucarestia.

Assisi. P. Lorenzetti Ultima Cena.

<<L'Eucarestia non può non ricordare la Santa Madre del Salvatore, che è indissolubilmente congiunta ai misteri salvifici, di cui è celebrazione>> (Cf Orientamenti e Proposte per la celebrazione dell'Anno Mariano 1987-88, n.19).

<<Ogni Messa, ripetutamente la Chiesa ricorda, ha un tono mariano>> (S. Gaspari, Il Rosario, X. '92, n. 10 p. 4).

Meraviglioso altare nella cappella della Casa Madre in Cerignola.

Tra i nomi che privilegiamo per Maria

Non finiremmo mai di dire e meditare questi misteri di cui la nostra stessa vita di "Domenicane del SS.mo Sacramento" ne è tanto alimentata da diventare testimonianza ed annunzio della stessa Eucarestia.

<<Nostra Signora del SS.mo Sacramento>> è il titolo, il nome, che noi diamo volentieri a Maria e poiché è un titolo riconosciuto dal Magistero della Chiesa, diventa anche "invocazione abituale" che ogni anima eucaristia ama ripetere.

Per noi, domenicane, ha un "segreto" particolare questo titolo a Maria che vorremmo ora brevemente rivelarti e che capirai meglio in seguito.

Stando con noi ti sei accorta che spesso invochiamo la Madonna anche: "Madre del Buon Consiglio".

Sai, c'è un 'intima relazione tra i due titoli o nomi tanto da essere per noi sinonimi.

Lo puoi riscoprire facendo caso alla spiritualità domenicana a cui tutta la nostra stessa spiritualità si ispira, anche se con modalità proprie (Dir., 4).

Nell'Ordine dei Predicatori, cioè dei domenicani, la Madonna fin dagli inizi, fu chiamata "Vestiaria Ordinis, Vestiaria dell'Ordine".

Perché?

Maria generò il Salvatore che vedendolo Giovanni esclamò:

Ecco l'Agnello di Dio!

Un fatto ha motivato quel titolo e invocazione che puoi leggere nel "Libellus de Principiis Ordinis Praedicatorum" (n.57) del B. Giordano di Sassonia, quando la Madonna apparve al Beato Reginaldo e gli diede lo scapolare che d'allora indossano i frati; ma i frati hanno voluto vedere in questo dono di Maria la loro stessa vocazione e missione di Predicatori.

<<Come "Maria", argomenterà il beato Umberto De Romans, quarto Maestro dell'Ordine, "rivestì" il Verbo di "carne" per poterlo manifestare al mondo; così "il predicatore", partecipando della missione di Maria nel tempo, "riveste" con la "parola" che predica il Suo Figlio fatto uomo, per farlo conoscere.

Ora Gesù che viene predicato è Gesù presente realmente nell'Eucarestia, come è sempre Lui che viene contemplato anche nella preghiera che è nata proprio con la predicazione: il Rosario.

Ma i domenicani che vogliono essere apostoli, cioè salvare le anime con la predicazione, hanno capito che prima devono ritenere la preghiera e lo studio come attività o mezzi indispensabili per favorire con essi quello che nei Vangeli leggiamo di Maria: "conservava tutto nel suo cuore meditandolo" (Lc.2,51). Il posto di Maria diventa così "centrale" nella vita contemplativa-attiva domenicana.

I "frati predicatori", così furono chiamati i domenicani, potevano racchiudere la propria missione in queste tre parole, lodare, benedire e predicare: nessun'altra famiglia religiosa, scriveva il B. Umberto de Romans, V° maestro generale dell'Ordine, poteva strare a confronto con i predicatori nel tributare a Maria questa triplice azione. Il primo dovere infatti dei nuovi frati era <<di incessantemente lodarla, benedirla e predicare del suo Figlio e di lei nel proprio ufficio di predicazione>>.

Maria penetra nell'esistenza domenicana come modello, ispiratrice e compimento (Vitae Fratrum, 424). Ella che è vista dai domenicani sempre in unione allo Spirito Santo, in questo "istruiti" da S. Domenico che era solito, specialmente nei suoi viaggi, unire il canto dell'"Ave Maris Stella" a quello del <<Veni Creator Spiritus" come in un'unica invocazione.

Il motivo non è solo perché fu lo Spirito che rese fecondo, nell'Annunciazione, il seno della Vergine con la concezione del Verbo per cui divenne "Sede della Sapienza", altra invocazione a noi familiare, ma anche perché il predicatore, illuminato dallo Spirito, imita Maria nel custodire e nel diffondere la "Verità" che è Cristo.

Diffusori di questa "Sapienza incarnata", già contemplata, secondo il proprio motto: <<contemplari et contemplata aliis tradere, contemplare e dare agli altri le cose contemplate>> (S. TH. II, II, q. 188, a.6) i domenicani guardano a Maria come a "Colei che dà la luce". E' così che viene presentata nelle "Vitae Fratrum" (p. l, c. 4, n.11).

ROMA. S. Maria sopra Minerva.

Antonio Aquilio, detto Antoniazzo Romano (1508)

Annunciazione (part.).

Quando don Antonio avvertirà insistente e profonda l'"ispirazione" (così egli stesso l'ha definita) ad entrare nel Terz'Ordine domenicano (oggi detto "Laicato Domenicano") egli aveva già maturato, condotto dallo Spirito Santo, la sua tenera devozione a Maria con il S. Rosario che egli, soprattutto dopo la sua professione domenicana, continuerà a recitare nel silenzio della sua Chiesa intrecciandolo con l'adorazione eucaristica nelle ore più impensate.

Anche la "Madonna" di don Antonio è la "Madonna domenicana" dell'"illuminazione", come spiegavamo ed è questa "la maestra" che, Sede della Sapienza, entra nella formazione che dà alle anime come nella finalità delle sue opere; è "la maestra" che rivela nei suoi scritti.

Abbiamo voluto come spigolare tra i "Pensieri Mariani" di don Palladino, i vari appellativi che usa per la Madonna, i riferimenti a Maria donatrice di luce o di sapienza. Ne stralciamo qualcuno a modo di esempio: <<... Com'è bella la Madre tua, tutta rifulgente di luce candida...>>; <<Naviga l'anima tua, la povera navicella corre serissimo rischio... Maria con il suo pietoso raggio diraderà le tenebre>>; <<pensiero eterno di Dio fu Maria, raggio luminosissimo dell'eterno sole...>>; <<Nella triste ora che volge, da chi meglio che da Maria potrai ricevere luce...?>>.

Prato, S. Niccolò: Natività e Santi. Scuola Fiorentina del sec. XVI

Il Presepe domenicano

... la Misericordia si fece incontro (al giovane) e disse: <<Se tu desideri essere liberato da questa grande tempesta, va a Santo Nicolao dove abitano i frati predicatori, e troverai lì la stalla della penitenzia e lo presepe della continenzia, l'asino della semplicità con il bue della discrezione, Maria illuminante e Giuseppe proficiente e Cristo il quale ti salverà>> (Vitae Fratrum, p.1,c.4,n.11).

La Madonna del Buon Consiglio

Questa immagine è custodita nell'Ist. del Buon Consiglio di Cerignola (FG).

"Madonna del Buon Consiglio"

Con squisita delicatezza don Antonio infonde nelle anime l'amore a Maria premurandosi di costruire per gli orfani un ambiente per la loro assistenza fisica e formazione culturale e spirituale: lo porrà sotto il patrocinio di Maria che invocherà, ecco il nostro "segreto": "Madonna del Buon Consiglio".

Questo titolo sviluppa i due precedenti titoli dati a Maria, e diventa un titolo tutto nostro, carico dei significati che ti abbiamo presentato.

"Madonna del Buon Consiglio" è Maria che "illumina l'animo al discernimento", perché con l'intelligenza conosciamo il Signore, lo custodiamo nel cuore e lo sappiamo annunciare nella verità.

"Madonna del Buon Consiglio" è il titolo che vuole abbracciare tutti gli altri: vestiaria dell'Ordine, sede della Sapienza, Madonna del Sacramento.

"Madonna del Buon Consiglio" è il nome per invocare Maria che Don Antonio ha fatto suo, l'ha affidato a Madre Tarcisia, nostra Fondatrice, e da lei l'abbiamo ereditato noi.

Alla "Madre del Buon Consiglio", vestiaria dell'Ordine, luce dei predicatori e sede di Cristo-Sapienza, presente nell'Eucarestia, affidiamo la conservazione dell'Ordine e della nostra Congregazione, la salvezza nostra e di coloro che ci sono stati affidati.

Maria, la Madre di Dio, ricopre con il manto della sua materna protezione i religiosi domenicani.

(Dalla visione concessa a S. Domenico, riportata dalla B. Cecilia, n.7).

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