Congregazione Suore Domenicane

Istituto S. Vincenzo

Il carisma

CHIAMATE E INVIATE DA GESU'

Uno dei rami che, a partire dal secolo scorso, hanno arricchito il plurisecolare albero domenicano, è la Congregazione delle <<Suore Domenicane del SS.mo Sacramento>> di Cerignola (FG).

Il decreto di affiliazione all'Ordine risale al 7 marzo 1955 e il riconoscimento pontificio è ancora più recente (9.6.1977) e le sue radici possiamo ritrovarle già verso la fine del secolo scorso.

E' da considerare, perciò, una Congregazione recente quella delle nostre consorelle del SS. Sacramento la cui storia sofferta merita una particolare attenzione non solo perché in essa vi convergono le essenziali risposte alle moderne esigenze della nostra società ma soprattutto perché ci fa riscoprire le particolari, precarie condizioni di una specifica zona del Sud in cui ha avuto inizio e sviluppo proprio nel periodo di lotte tra leghe fasciste e quelle popolari.

Una fondazione necessaria.

Dobbiamo, naturalmente, alla originale intuizione del primo Fondatore il singolare inizio e straordinario sviluppo di questa Congregazione.

La fondazione apparve come il risultato fruttuoso di precedenti tentativi, già sofferti per l'opposizione di correnti laiciste o per gravi ristrettezze economiche.

Ma mentre quest'ultime diventavano il segno evidente e meraviglioso della Volontà divina che si realizza nonostante la debolezza e l'opposizione umana; quelli, i tentativi, rilevavano un'antica urgenza, mai soddisfatta, della necessità di opere sociali, caritative, culturali e morali delle vaste zone popolari, povere e ignoranti; e davano garanzia sicura, evidente agli occhi di tutti, che la fondazione della Congregazione era la più necessaria di quel tempo e ne compiva tutte le precedenti aspirazioni.

                                       Ascoli Satriano (FG).                                 Giovani suore, in formazione, con la Madre Generale.

Noi siamo in fraterna comunione perché chiamate dallo Spirito Santo, per consacrarci, in unione a Cristo Eucarestia, a Dio e al Prossimo (Costituzioni, n.1)

Don Antonio Palladino e Madre Tarcisia Vasciaveo.

A cogliere la <<fiaccola>> ormai accesa e già in cammino, portata da Mons. Antonio Palladino, il Fondatore, fu Madre Tarcisia Vasciaveo che seppe far propria l'idea originaria del Palladino e la seppe incarnare con lo stesso zelo di lui aggiungendovi ciò che di più personale, direi di più <<femminile>>, la fondazione richiedeva.

Anche questo <<passaggio>> del merito della fondazione, certo, faceva parte del progetto provvidenziale di Dio che affida ai suoi eletti, che sono suo dono di grazia alla nostra società, un proprio ruolo da svolgere nel meraviglioso intersecarsi e realizzasi di cause subordinate ma tutte necessarie per raggiungere il fine.

Il motivo esterno per cui la M. Tarcisia si porrà al primo piano per una così preziosa fondazione, quella della Congregazione, fu la malattia e poi la morte del Padre Palladino (così è chiamato dalle suore) ma più sicuramente, secondo il piano di Dio, amiamo pensare che il "Padre" con la sofferenza e la morte, in una donazione totale di se stesso a Dio per ottenere un così grande favore, scendeva nella terra o si faceva Patrono nei cieli, per esserne la radice profonda o il sicuro aiuto per le numerose iniziative di carità in cui aveva lanciato le prime figlie.

Roma. Casa "Villa Tarcisia" La Comunità.

La Congregazione: ostacoli e successi.

La prima opera che la mente di Don Antonio Palladino, appena ordinato sacerdote, concepì e che il suo cuore realizzò, fu quella della casa dell'Immacolata nel 1916.

Questa fondazione era già un primo tentativo volto a risvegliare la attenzione della popolazione, ad aprire uno spiraglio di speranza per sollevare tante persone ed era una naturale risposta che egli, Padre Palladino, voleva dare alle necessità che particolarmente nei giovani del Circolo ricreativo, da lui fondato, aveva riscoperto.

La casa dell'Immacolata raccoglieva le ragazze più bisognose ed era il luogo dove potevano essere istruite e imparare anche il cucito, il ricamo e altri lavori. Da questa casa si formerà l'Istituto del "Buon Consiglio" che anche oggi ospita numerosi ragazzi e ragazze.

Contemporaneamente è certamente per assicurare quest'opera, il Padre aveva costituito con zelo anche <<l'Opera delle Anime Vittime>> di Gesù Sacramentato, nella Casa del Sacro Cuore che poi prenderà il nome di "San Domenico".

Con l'offerta della propria vita e con la preghiera queste anime generose avrebbero dovuto assicurare ogni divino favore.

Inspiegabilmente - le documentazioni a nostra disposizione non ne parlano - per questa istituzione non si ebbe l'attesa approvazione per cui fu disciolta e le persone, che ne facevano parte, si aggregarono ad Istituti religiosi di vita attiva o di clausura.

Intanto l'Asilo infantile, che nel frattempo era stato aperto, rimaneva ben avviato e quel che più ci interessa è proprio in questo periodo, non certo inaspettatamente, ma come in un programma già predisposto, entra in scena la Madre Tarcisia, allora semplicemente Sig.na Ripalta Vasciaveo.

Per assicurare la direzione delle varie opere che ormai, via via, si erano affermate, con varie finalità ma collegate tra loro dall'unico scopo di "fare del bene", il Padre Palladino aveva formato un Consiglio che tra l'altro si doveva occupare dei lavori che allora fervevano anche per una "Casa" che avrebbe formato tante ragazze alla vita sociale e cristiana.

In quel Consiglio troviamo al primo posto il nome della Vasciaveo con il titolo di "Commissaria" o "Superiora" e il nome di altre signorine, a cui furono affidate le responsabilità delle varie attività, per le quali tutta la Parrocchia era orma interessata.

Luce al cammino

 la tua Parola, Signore.

L'Eucarestia e il Papa.

Ciò che legò per sempre, in una sintonia mirabile, le due anime di Dio, P. Palladino per iniziare e la Vasciaveo per proseguire, assicurando il pieno sviluppo dell'opera, fu il profondo amore di entrambi a Gesù Eucarestia.

Già! Certe opere non possono essere perseguite e mantenute senza un vero amore a Cristo nascosto nel Tabernacolo che forgia alla fatica, al sacrificio, meglio alla donazione totale di sé.

Non era senza motivo, riflettiamo in questo momento, che Don Palladino avesse voluto delle anime vittime a fondamento della sua opera da sostenere con l'adorazione eucaristica.

Egli stesso era più che esercitato in questo genere di preghiera quando trascorreva lunghe ore, anche notturne, dinanzi al Tabernacolo, come possiamo leggere nelle testimonianze di numerose persone delle quali alcune ancora viventi.

Uguale fervore eucaristico si riscontrò nella Madre Tarcisia e tanto profondo da far pensare ad una speciale missione, ricevuta dal Signore, per l'apostolato eucaristico.

Non si stancava mai di raccomandare, specie alle suore, l'amore a Gesù Eucarestia fino a desiderare il martirio per la diffusione della fede. Sul letto di morte, al termine della sua breve vita (1896-1941), caratterizzata dalla sofferenza direttamente proporzionale alle sue grandi opere (perché la sofferenza ne é sempre il suggello) poté confessare alle sue figlie: <<Sono contenta di poter offrire il sacrificio della mia vita per voi!>>. E poi, dopo avere fatto appello alla misericordia di Dio, promette: <<Me ne vado al Cielo... quello che non ho saputo fare, di lassù, con l'aiuto di Dio, potrò meglio ottenervelo... non abbandonate mai l'orazione, pregate, pregate sempre!>>.

In questa scena potremo ritrovare qualcosa di anticamente familiare ad ogni anima domenicana. ci sembra riascoltare quelle stesse parole di San Domenico che tutti i domenicani (frati, suore e laici) usano cantare: <<Adempi, o Padre, ciò che hai detto, che ci avresti aiutato con le tue preghiere>>.

Madre Tarcisia non si stancava mai di raccomandare

 l'amore a Gesù Eucarestia

La Congregazione, oggi.

Il vasto, aperto campo delle opere assistenziali e pastorali avrebbe sicuramente dato frutti abbondanti se si fosse distinto per l'amore verso il Papa e soprattutto per l'amore verso l'Eucarestia. Il SS.mo Sacramento diverrà perciò il naturale centro di convergenza per lunghe ore di adorazione delle suore che dal quel centro si irradieranno a portare e prolungare la <<carità di Cristo>>. La particolare devozione alla Sede apostolica, poi, diverrà garanzia di un'opera fatta nella Chiesa e per la Chiesa.

Quando P. Palladino, parroco santo, ormai già pronto per il Cielo, benediceva per l'ultima volta (15 maggio 1926) le sue figlie spirituali, tra cui M. Tarcisia e la sua sorella Maria Angela (che le succederà al governo della nuova famiglia), additava loro le mura, già costruite ma ancora scoperte, della chiesa e dell'ospizio da completare.

Responsabili di una così <<singolare eredità>>, esse, con a capo la Madre Tarcisia, si sentirono veramente "ricche" delle immense necessità del prossimo a cui erano inviate.

Anche oggi le suore, sparse ormai in vari luoghi, pure all'estero e con diverse mansioni ma tutte coordinate all'unica finalità di questo nuovo ramo domenicano, ormai ben innestato all'albero, sono le custodi gelose di quella eredità, coscienti di essere nuova energia che fa guardare al futuro con viva speranza.

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